La Canzone Veneziana

A Venezia molto diffuso ĆØ lo “strambotto“, chiamato localmente “villotta“, avente la caratteristica di essere monostrofico e a tema amoroso. Deriva, generalmente, da antichi canti di viaggio e di navigazione, come attestano i titoli più noti: “Belo lo mar e bela la marina“, “A navegar ghe vol ‘na bela barca“, “Nona mia son barcherolo“.

La canzone veneziana più conosciuta ĆØ probabilmente “La biondina in gondoleta“, musicata da Johann Simon Mayr (1763-1845) su testo di Anton Maria Lamberti (1757-1832), in onore di una nobildonna veneziana Marina Querini Benzon, nota per la sua vita sentimentale assai tumultuosa.

Questo motivo ĆØ il più classico esempio di canzone da batelo, cioĆØ una composizione concepita proprio per intrattenere i partecipanti a passeggiate in barca, cosiddette freschi, molto di moda a Venezia nel Settecento. Le canzoni erano composte sia da anonimi dilettanti sia da celebrati autori che ci tenevano all’anonimato. Venivano eseguite abitualmente di notte, su barche decorate con palloncini colorati, nel momento in cui il popolo si divideva sulla laguna una volta terminata la festa.

L’ultimo decennio del 1800 riporta ancora una volta la Canzone Veneziana alla ribalta; “La Canzone del Redentore” fu un concorso lanciato il 14 giugno del 1891 dal giornale satirico ā€œStrena de Sior Tonin Bonagraziaā€ distribuito gratuitamente nel periodo estivo principalmente sulle spiaggie del Lido. Il Concorso si poneva allora come scopo di: ” …tentar de ricondur a l’altezza de le so gloriose tradizion la canzon veneziana e meterla in caso de poder contrastar el campo tra nu e la invadente canzoneta napoletana…”.

L’ultima edizione del concorso si ĆØ svolta nel 1935, chiudendo un capitolo aperto nell’ultimo decennio del 1800 e nel quale fiorirono canzoni che si radicarono nella cultura popolare con contenuti che nel corso dei secoli avevano formato quell’unicum che ĆØ Venezia: l’acqua, la laguna, le frasche e i baloni, la gondola che va ninando, la Nina.

Ugualmente tale fenomeno si era verificato nel Settecento, dove allora le canzoni erano cosƬ dette del Folklore, mentre nel Novecento si può parlare di canzone popolare, indirizzata al maggior numero di persone possibile; si passa alle cosƬ dette “barcarole“, le canzoni da cantare in barca.
Tra i titoli si ricordano: “Premi o stali” e “Per gòder le tartane“.

Tutt’oggi molte di queste canzoni sono ancora eseguite per intrattenere i turisti durante la rituale passeggiata in gondola. Nell’Ottocento la tradizione di questo genere musicale continuò a essere coltivata: rimangono numerosissime composizioni di vari autori come Antonio Buzzolla e Filippo Filippi.

A Venezia, in qualunque caso, tutte le occasioni per diffondere canti e canzoni sono storicamente e tradizionalmente buone, come attestano le lunghe cantilene degli operai che piantavano i pali nella laguna, importanti anche per sincronizzare i movimenti di gruppo. Venezia si affaccia al palcoscenico del novecento con Wolf Ferrari, arrivando con le note lagunari a Malipiero, Maderna e Nono, ma qui ovviamente si spazia nella musica classica, pur se dall’opera “Il Campieloā€ di Wolf Ferrari“, ā€œBondƬ Venezia caraā€ diventa una canzone famosissima e patrimonio della tradizione popolare.

Sempre nel 1939 la colonna sonora di un film ā€œLe Carneval de Veniseā€ divenne un motivo di grande fama: unico neo come nel caso precedente, il brano non fu scritto da autori veneziani. Mancando lo stimolo dovuto al cessare del Concorso, gli autori veneziani finirono nel silenzio.

Un’altra canzone molto nota, anche per il nome del suo autore Charles Aznavour, ĆØ tutt’ora ā€œCom’è triste Veneziaā€ degli anni ’60.

Pochi sanno che la notissima, quasi un’evergreen, ā€œSleepy lagoon (Laguna addormentata)ā€ interpretata dai più grandi cantanti americani ĆØ stata scritta dopo la seconda guerra mondiale da Henry Coates che si ĆØ ispirato a Venezia e l’ha dedicata alla cittĆ .

Quindi autori veneziani autentici non se ne ricordano anche se negli anni cinquanta esisteva un festival della canzone veneziana che durò pochi anni e vinto tra l’altro da ā€œLa gondola vaā€ (Del Longo-Matteini) che tuttavia non raggiunse la notorietĆ . Il festival divenne poi ā€œMostra internazionale della canzone – Premio Gondola d’oroā€ che per alcuni anni, tra il ’60 e il ’70, si tenne prima in Piazza San Marco, poi sul Molo e successivamente al Lido; poi la rassegna canora si trasferƬ a Riva del Garda trasformando però anche il nome in ā€œVela d’oroā€ per riprendere nel 1985 al Teatro Malibran, con il nome ā€œLeone d’oroā€ e per poi riappropriarsi più tardi, del nome originario ā€œGondola d’oroā€.

E’ senz’altro degno di citazione, l’unico veneziano che vinse nel 1963 proprio la Gondola d’oro: Umberto Da Preda, forse il più grande interprete ed autore contemporaneo della Canzone Popolare Veneziana che ha fatto conoscere ed apprezzare in tutto il mondo. Altre canzoni su Venezia sono ā€œNotte di Veneziaā€ un brano di Gino Redi scritto negli anni ’40, ā€œCon la bionda in gondoletaā€ di Virgilio Panzuti, poi ā€œOstregheta che putelaā€ di Gorni Kramer e un’altra, molto più nota, ā€œMarieta, monta in gondolaā€ di Carlo Concina, autore prolifico e che Gino Latilla e Carla Boni interpretarono. Nel 1962 ā€œGondolƬ gondolĆ ā€ fu presentata al Festival di Sanremo da autori non veneziani, ma addirittura napoletani, Nisa e Carosone.

Molto probabilmente questa fu la scintilla per poter finalmente ritrovare autori veneziani che scrivono e cantano canzoni veneziane. Proprio in quegli anni vi fu un fermento che riportò gli autori a proporre nuove canzoni in dialetto veneziano, pur in altre forme strettamente coerenti i tempi, come ad esempio le canzoni di protesta.

Successivamente negli anni ’80 con l’avvento delle cosƬdette radio libere, la canzone veneziana trovò nuovo impulso e nuova vita; Radio San Marco, Radio San Polo in centro storico, Radio Base San Marco, Nova Radio, Radio Joker, Radio Mira in terraferma, dedicavano giornalmente trasmissioni con tema Venezia, raccontandone la storia tra il serio e faceto, ma soprattutto trasmissioni che avevano come colonna sonora unicamente le canzoni popolari della tradizione.

Citiamo volutamente per ultima l’emittente veneziana Radio Vanessa, che tutt’ora esiste, che fu davvero il pilastro e la promotrice di queste allora seguitissime trasmissioni in cui partecipavano in diretta anche gli ascoltatori, veneziani abitanti in cittĆ , ma numerosi anche i veneziani trasferiti per forza o per volere in terraferma (infatti tante e nostalgiche furono le canzoni scritte dai nuovi autori e dedicate all’abbandono e al desiderio di ritornare a vivere a Venezia). Degni di citazione se non altro per aver portato una ventata di freschezza alla canzone veneziana con nuovi brani ma soprattutto con un bagaglio non indifferente di 6 dischi entrati nel patrimonio della canzone popolare, il gruppo I Dogi i cui componenti, veneziani doc, ritornando al discorso di prima, migrarono per forza o propria ragione, in terraferma.

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