Il Corpo degli Alpini – Canti degli Alpini 3

DA UDINE SIAM PARTITI

Da Udin siam partiti da Bari siam passati, Durazzo siamo scesi in Grecia destinati. Ci tocca di partire con la ristezza in cuor, lasciando la morosa con gli altri a far l’amor. La Grecia terminata a Udin siam tornati, che tosto per la Russia noi siamo destinati. E partiremo ancor con la tristezza in cuor lasciando la morosa con gli altri a far l’amor. Motorizzati a piè, la piuma sul cappel, lo zaino affardellato l’Alpin l’è sempre quel!

LA BARBIERA DEGLI ALPINI

I canti degli Alpini non sono sempre canti di guerra ma anche di momenti di normale andamento della vita quotidiana. Questa è una canzone della prima guerra mondiale, probabilmente opera di un anonimo soldato piemontese che si era innamorato di una ragazza che faceva la barbiera , che però non è libera e ha paura del ritorno del marito emigrato in Francia. Si assiste ad un botta e risposta tra i due con i loro sentimenti e le loro paure.

GRAN DIO DEL CIELO

Il testo poetico di questo canto è certamente nato durante la prima guerra mondiale. Lo cantavano anche i montanari di Rotzo, in quel di Asiago, proprio quando era cominciata la Strafe – Expedition, mentre andavano verso la frontiera. La melodia invece è molto più vecchia: ricorda infatti un canto della filanda: “Quei bersaglieri che vanno in Egitto”. In questa versione il canto ha assunto un piccolo adattamento armonico, nel variare dal tono minore – che conferisce alle prime due strofe un forte senso patetico – al tono maggiore che valorizza l’aspetto fiero e marziale dell’ultima strofa.

Gran Dio del cielo, se fossi una rondinella: vorrei volare in braccio alla mia bella. Prendi la secchia e vattene alla fontana, là c’è il tuo amore che alla fontana aspetta. Prendi il fucile e vattene alla frontiera: là c’è il nemico che alla frontiera aspetta.

LA LEGGENDA DELLA GRIGNA

Da “Brig“, parola celtica che significa altura, si fa derivare il nome di Brianza, cioè di quella regione tutta poggi e colline che stendendosi a nord di Milano raggiunge i primi contrafforti Alpini dei laghi di Como e Lecco. Proprio su questi monti, Grigna e Resegone, è però mancata una vera tradizione in campo popolare musicale, in contrapposizione al campo letterario (Manzoni) o sportivo (Cassin, Bonatti…). Nato dalla collaborazione di Santucci e Carniel, questo canto ebbe il suo battesimo nel 1954 quando, presentato dal coro S.A.T. a Varese, vinse il concorso “Stella alpina d’oro” sia per la migliore esecuzione che per la più significativa composizione corale d’autore.

Alla guerriera bella e senza amore un cavaliere andò ad offrire il cuore. Cantava avere te voglio, o morire. Lei dalla torre lo vedea salire; disse alla sentinella che stava sopra il ponte tira una freccia in fronte a quello che vien su. Il cavaliere cadde fulminato, ma Iddio punì l’orribile peccato: e la guerriera diventò la Grigna, una montagna ripida e ferrigna. Anche la sentinella che stava sopra il ponte fu trasformata in monte: e la Grignetta fu. Noi pur t’amiamo d’un amor fedele montagna che sei bella e sei crudele; e salendo ascoltiamo la campana d’una chiesetta che a pregare chiama. Noi ti vogliamo, bella, che diventasti un monte, facciamo la croce in fronte: non ci farai morir.

LA CANZONE DEL GRAPPA

La Canzone del Grappa è una famosa canzone popolare della Grande Guerra; fu composta nel 1918 prendendo spunto da una scritta anonima apparsa sui muri di una casa della Val Cismon, allora occupata dall’esercito austriaco, che recitava appunto: “Monte Grappa tu sei la mia Patria“. Gli autori della canzone sono il Capitano dell’Esercito Antonio Meneghetti che compose la musica, sulla base del testo precedentemente preparato dal Generale Emilio De Bono, Comandante del IX Corpo D’Armata. Il Capitano Meneghetti, su sollecitazione del Generale De Bono, scriverà la musica della “Canzone del Grappa” in mezz’ora esatta il 5 agosto del 1918 presso Villa Dolfin di Rosà (poco lontano da Bassano del Grappa in provincia di Vicenza) sede del Comando del IX Corpo D’Armata Italiano, operante sul Monte Grappa. Prendevano così corpo e vita quelle parole iniziali, scritte sui muri, che ormai erano sulle labbra di tutti i nostri soldati impegnati sul fronte di guerra contro l’esercito austro-ungarico. La mattina del 24 agosto 1918, sul grande prato davanti a Villa Dolfin, alla presenza del Re D’Italia, Vittorio Emanuele III e delle autorità militari, viene eseguito, per la prima volta, l’inno scritto da De Bono e musicato da Meneghetti.

Per lungo tempo si lasciò credere che il testo della Canzone del Grappa fosse opera della popolazioni della Val Cismon (una laterale del canale del Brenta, non lontano da Bassano del Grappa) e che lo spartito fosse stato recuperato da un gruppo di Arditi che avevano passato la linea di confine proprio per questa impresa. Data la popolarità in breve raggiunta da questa canzone patriottica ed anche per evitare che la stessa fosse preda di qualche speculatore che voleva attribuirsene la paternità, il testo e la musica furono depositati a tutti gli effetti legali dal Generale Emilio De Bono e dal Capitano Antonio Meneghetti che ne affideranno diffusione e stampa alla ditta Carisch di Milano.

L’intento era che questo Inno, nato tra le trincee ed il fango, dallo spunto di un Patriota che scrisse la prima frase sul muro di una casa distrutta dal nemico invasore, servisse a ricordare ai posteri chi si è immolato sul campo dell’onore donando la propria vita per la Patria con sulle labbra, prima di morire la frase: “Monte Grappa tu sei la mia Patria“.

OI CARA MAMMA

LA TRADOTTA

La tradotta che parte da Torino a Milano non si ferma più ma la va diretta al Piave cimitero della gioventù. Siam partitii in ventinove ed in sette siam tornati qua e gli altri ventidue son rimasti tutti a San Donà. Cara suora son ferito a domani non arrivo più se non c’è qui la mia mamma questo fiore me lo porti tu. A Nervesa c’è una croce, mio fratello sta sepolto là io ci ho scritto su Ninetto, chè la mamma lo ritroverà.

Leggi anche: Canti Alpini 4 e Canti Alpini 2.