E CADORNA MANDA A DIRE
L’ambientazione storica di questo canto è indubbiamente quella della Prima Guerra Mondiale, come si deduce dal nome di Cadorna.
Trae origine da un canto popolare piemontese dell’800 intitolato “I coscritti di Bonaparte” e riportato nella raccolta “Canti popolari del Piemonte” (1888) del filologo Costatino Nigra, che sostiene di averlo appreso a Moncalvo (Casal Monferrato) dalla voce di una contadina.
Nel testo gli Alpini sostituirono il nome di Bonaparte con quello di Cadorna e modificarono le strofe successive; i primi versi ricorrono come costruzione anche in altri testi. Ci sono due versioni ben distinte del testo, che nominano due annate diverse di richiamati (quella del 1897 e del ’98), sarebbe interessare individuare la diffusione geografica dei due testi; la prima è riportata nel libretto Canti degli Alpini, della Commissione per la difesa del canto alpino (ANA 1967).
Sono entrambe costituite da tre strofe; l’aspetto più profondo e quindi importante in cui si differenziano è il contenuto emotivo: infatti in un caso gli alpini si vantano in modo quasi scherzoso della superiorità del corpo rispetto agli altri (“la fanteria è troppo debole / i bersaglieri sono mafiosi”), nell’altro emerge chiaramente la visione della guerra come dramma, causa di dolori e morte di giovani. Perché due varianti della stessa canzone trasmettono messaggi così diversi? Forse perché una è più recente dell’altra e quindi esprime il malcontento causato dall’aggravarsi della guerra (in particolare le vicende dell’anno 1917), o forse perché queste tematiche coesistevano all’interno di un contesto storico complesso e poliedrico. La melodia è semplice, lineare e molto orecchiabile, questo tuttavia non la priva di solennità.
E COL CIFOLO DEL VAPORE
Uno dei motivi più diffusi e tipici dei canti militari è quello dell’amara partenza verso l’ignoto. Questi canti possono assumere anche l’inconscio significato di un estremo addio alla vita, ed è forse per questo che hanno spesso cadenze particolarmente tristi. Un brano degli Alpini molto conosciuto, un inno alla giovinezza, all’amore.
L’innamorato è in guerra, il dolore è grandissimo, la bella può stare senza mangiare ma non senza amore, perchè lui è partito…” col cifolo del vapore”.
E col cifolo del vapore la partenza de lo mio amore. L’è la partenza de lo mio amore, chissà quando ritornerà. Tornerò ‘sta primavera con la sciabola insanguinata. Ma se ti trovo già maritata, ohi che pena ohi che dolor. Ohi che pena ohi che dolore la partenza de lo mio amore. Starò piuttosto senza mangiare, ma l’amore lo voglio far.
ERA UNA NOTTE CHE PIOVEVA\
Canzone molto evocativa dell‘Alpino di guardia. è da ritenere di recente origine, creata probabilmente su qualche spunto o vecchio frammento. Melodia e cadenza prettamente popolari. Il canto si stacca dagli altri per il testo che pone in risalto con disarmata semplicità due degli aspetti più dolorosi della vita militare: i disagi e la lontananza.
Era una notte che pioveva e che tirava un forte vento immaginatevi che grande tormento per un alpino che sta a vegliar. A mezzanotte arriva il cambio accompagnato dal capoposto ohi sentinella torna al tuo posto sotto la tenda a riposar. Quando fui stato nella mia tenda sentii un rumore giù per la valle sentivo l’acqua giù per le spalle sentivo i sassi a rotolar. Mentre dormivo sotto la tenda sognavo d’esser colla mia bella e invece ero di sentinella fare la guardia allo stranier.
EL BARCAROL DEL BRENTA
Spesso le canzoni del passato ricordano cose, fatti e avvenimenti del passato. Questo canto parla appunto del “barcarol” mestiere ormai andato in disuso da tempo ma che ai nostri giorni lo possiamo paragonare al moderno timoniere. La canzone ricorda con nostalgia i bei tempi nei quali la barca serviva al trasporto di cose e persone e qualche volta anche di rose, fiori e suonatori accompagnati da un fiasco di buon vino.
DI QUA’ E DI LA’ DEL PIAVE
Il canto, reso celebre dagli Alpini, è in realtà derivato da più antiche versioni popolari, fra cui quella piemontese monferrina con il titolo La ragazza innamorata del soldato che presenta le più notevoli analogie di testo. Attinenze di contenuto tematico si possono trovare anche in altri canti, come La bionda di Voghera (canto della risaia) e La bella filangera (canto della filanda) in cui ritorna il motivo della malattia dei nove mesi che si risolve, per l’imprudente fanciulla, con la nascita di un bel bambino rassomigliante in tutto… ad un certo soldatino.
Di qua, di là del Piave ci sta un’osteria. Là c’è da bere e da mangiare ed un bel letto da riposar. E dopo aver mangiato, mangiato e ben bevuto, se vuoi venire, mia bella mora, questa è l’ora di far l’amor. Mi si ghe vegneria per una volta sola. Però, ti prego, lasciami stare che son figlia da maritar. Se sei da maritare dovevi dirlo prima. Sei sempre stata coi veci alpini e non sei figlia da maritar. E dopo nove mesi è nato un bel bambino. Sputava il latte, beveva ‘l vino, l’era figlio del vecio alpin.
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