Il Corpo degli Alpini – Canti degli Alpini

Il simbolo di riconoscimento degli alpini è il cappello, sul quale si trovano, la penna (rigorosamente posta sul lato sinistro del cappello) nera (per gli Alpini della Fanteria) oppure marrone (per gli Alpini dell’Artiglieria), il fregio (un’aquila), i nappini (fiocchi di lana di vari colori a seconda del battaglione) e il grado.

Nel corpo degli Alpini troviamo numerosi canti di guerra: molti parlano delle battaglie, altri sono un inno all’Italia o al valore Alpino; molti però sono veramente toccanti, mettendo in risalto gli aspetti più crudi della guerra: la morte del capitano, il dolore dei soldati, la crudeltà degli imperatori e quasi sempre la morte di tanti soldati: “tutti giovani sui vent’anni”.

Certamente le canzoni di guerra sono uno degli elementi fondamentali per la cristallizzazione della memoria della Grande Guerra. Sono al centro di una specie di reversibilità di qualità civili e militari che, durante il conflitto, vengono richiamate a guisa di anatema e ragione ultima per la quale si soffre, si combatte e si sogna un rientro nella società civile della pace. L’ideale di quest’ultima aiuta il combattente a sopportare fatiche, privazioni e dolori, mentre le virtù e le doti militari, legate al senso del dovere, coadiuvano analogamente gli sforzi per l’agognata pace.

La musica, semplice ma diretta al cuore, unita a parole profonde e solo apparentemente “facili” da rimare in poche strofe, si offrono come un vero e proprio arsenale identitario per ciò che è diventato un mito: quello degli Alpini, che furono particolarmente prolifici nel “musicare” le loro leggendarie gesta, ma anche quello del “fantaccino” in generale, che lascia come suo unico testamento poche, semplici e dolorose emozioni che raggiungono chiunque.

Ancor oggi spesso non ci si rende conto come nel nostro immaginario collettivo il Corpo degli Alpini e l’idea del fante in trincea, si sposino inequivocabilmente al ricordo e alle atmosfere della Grande Guerra. Ecco la forza di un canto, nato spesso durante una trepidante vigilia di un assalto o dopo un cruento scontro, che forse meglio di un saggio, un diario e persino di una fredda e tagliente statistica ufficiale, riesce a superare le barriere del tempo e a testimoniare ad imperitura memoria ciò che accadde quasi un secolo fa.

Il Corpo degli Alpini - Canti degli Alpini. Canzoni degli Alpini.

Il mito degli Alpini si concretizza dunque anche attraverso questo viatico musicale, sfruttando una insolita liturgia di trapasso verso la morte, durante la guerra, e di memoria irrinunciabile, in tempo di pace.

Non a caso, esistono moltissimi cori Alpini professionisti o anche amatoriali, che continuano spontaneamente a raccogliere questa eredità di chi visse, soffrì e perse la vita durante la Grande Guerra, ad un passo dal cielo; grazie alle voci di oggi, possiamo viaggiare nel tempo e rivivere in modo estrememente toccante le stesse emozioni e gli stessi battiti del cuore di semplici uomini arditi, che diedero così tanto per ideali di Patria, di Pace e di Amore. Di seguito, alcune canzoni degli Alpini:

ALCUNI TITOLI

A MONTICOLO
ADIEU A L’ENGIADINA
ADDIO MIA BELLA ADDIO
AI PREAT LA BIELE STELE
A LA MATIN BONURA
A LA MATINA SI GHÉ ‘L CAFÉ
AL CJANTE EL GJAL
AL COMANDO DEI NOSTRI UFFICIALI
AL MERCA’
ALPINO DELLA JULIA
APRITE LE PORTE
BERSAGLIERE HA CENTO PENNE
BIANCO NATALE
BOMBARDANO CORTINA
C’E’ UN PASSO ALPINO
CAMPANE DI MONTENEVOSO
CARA DOLCE TERRA MIA
CENTOMILA GAVETTE DI GHIACCIO
CHE FAI BELLA PASTORA
CHIESETTA ALPINA
DA UDINE SIAM PARTITI
DI QUA’ E DI LA’ DEL PIAVE
DOVE SEI STATO MIO BELL’ALPINO
E C’ERANO TRE ALPIN
E CADORNA MANDA A DIRE
EL BARCAROL DEL BRENTA
E COL CIFOLO DEL VAPORE
E LA NAVE S’ACCOSTA PIAN PIANO
E PICCHIA PICCHI LA PORTICELLA
ERA UNA NOTTE CHE PIOVEVA
GRAN DIO DEL CIELO
JOSKA LA ROSSA
IL TESTAMENTO DEL CAPITANO
LA BALLATA DEL SOLDATO
LA BARBIERA DEGLI ALPINI
LA BOMBA IMBRIAGA
LA CANZONE DEL GRAPPA
LA CIMA DEL MONTELLO
LA LEGGENDA DELLA GRIGNA
LA MIA BELA LA MI ASPETA
LA PAGANELLA
LA PENNA DELL’ALPINO
LA PENNA NERA
LA PREGHIERA DELL’ALPINO
LA TRADOTTA
L’ULTIMA NOTTE
MARCIA DEI COSCRITTI PIEMONTESI
MONTE CAIUROL
MONTE NERO
MOTORIZZATI A PIE’
NONNO AMILCARE
OI CARA MAMMA
PICCOLA CANTA DI NATALE
PREGHIERA DELL’ALPINO IGNOTO
SENTI CARA NINETTA
SIGNORE DELLE CIME
SUL CAPPELLO
SUL PAJON
SUL PONTE DI BASSANO
SUL PONTE DI PERATI
SULL’ALTOPIANO
TA – PUM
TI RICORDI LA SERA DEI BACI
TRENTATRE’ VALORE ALPINO (inno nazionale alpini)
VA L’ALPIN

ADDIO MIA BELLA ADDIO

Canto di Carlo Bosi (Firenze 1813-1886) Poeta e patriota. Poeta di ispirazione popolare, fu consigliere del governo provvisorio a Livorno nel 1848 e poi funzionario governativo. Tra le opere Versi e canti popolari d’un fiorentino (1859), che contengono il noto canto Addio, mia bella, addio scritto per la partenza dei volontari toscani nel 1848.

Il titolo originario di questa canzone è “L’addio del volontario toscano”. Fa parte dei canti del Risorgimento italiano ed è stato scritto in occasione della Prima Guerra di Indipendenza; sottolinea l’ineluttabilità della partenza in quanto dovere verso la patria.

A LA MATIN BONURA

I dispiaceri de nujautri pouvri Alpini

APRITE LE PORTE

Sulle note della fanfara, in testa al battaglione, gli Alpini cantavano questo motivo con passo cadenzato e con allegra spavalderia, magari dopo una faticosa marcia di addestramento.

AL COMANDO DEI NOSTRI UFFICIALI

Un altro bellissimo canto degli Alpini risalente alla guerra del 1914-18. Vi è sempre una profonda umanità in questi testi dove non si parla mai di odio, e la guerra è vista sempre come una fatalità da subire. Essi parlano più volentieri della nostalgia della casa o della mamma

Al comando dei nostri ufficiali caricheremo cartucce a mitraglia, ma se per caso il colpo si sbaglia a baionetta l’assalto farem. Tu nemico che sei tanto forte su fatti avanti se hai del coraggio e se qualcuno ti lascia il passaggio noialtri alpini fermarti saprem. O care mamme che tanto tremate non disperate pei vostri figlioli, che qui sull’alpe non siamo noi soli c’è tutta Italia che al fianco ci sta.

AL MERCA’

AI PREAT LA BIELE STELE

L CJANTE EL GJAL

Le antiche villotte del Friuli ci hanno tramandato un vasto patrimonio di poesia e di musica popolare. Tra queste, occupa un posto di primo piano questo bellissimo canto, che nella sua estrema semplicità melodica assume una coralità classica, in virtù di una armonizzazione esemplare.

BOMBARDANO CORTINA

L’ 11 luglio 1916, alle 3.30 del mattino, la conca di Cortina tremò al boato delle trentacinque tonnellate di gelatina piazzate dagli alpini del Belluno sul Castelletto (contrafforte sul lato ovest della Tofana di Rozes), sopra le teste degli austriaci, che dominavano da quella posizione la strada del Falzarego. 507 metri di galleria tortuosa scavata pazientemente nel cuore della montagna, sotto il naso del nemico. Valle Costeana, Lagazuoi, Sasso di Stria, Tre Dita, Masarè, Val Travenanzes, strada Dolomiti. La canzone passa in rassegna tutti questo luoghi. è l’itinerario epico del 5^ Raggruppamento alpini, di cui il Castelletto, con il terribile Canalone battuto dalla mitraglia, fu una tappa eroica, pagata a prezzo di tremende fatiche e disagi, di sacrifici sanguinosi, di incredibili acrobazie nella tormenta e sotto il fuoco nemico. Si dice che nelle giornate di vento, quando l’aria si insinua vorticando nel tunnel, strani voci e suoni vi echeggino. Si odono allora i richiami ed anche le bestemmie degli antichi alpini. E perfino, la sera, le loro canzoni…

Bombardano Cortina, dicon che gettan fiori nemici traditori, subito fora dovete andar. E proseguendo poi, per valle Costeana giunti sulla Tofana, su quella vetta la baionetta scintillerà. Non mancherà poi tanto, che anche il Lagazuoi conquisteremo quando l’artiglieria Sasso di Stria battuti avrà.

CHE FAI BELLA PASTORA

Un’anziana maestra di Piazzo, in Val Lagarina, racconta scherzosamente la storia di un intraprendente vecchietto che fa la corte ad una giovane pastora.

DOVE SEI STATO MIO BELL’ALPINO

Un classico reso celebre dagli alpini, ma preso a prestito dal patrimonio popolare precedente. La versione più recente cui si ricollega il canto è veneta, ma si potrebbe far risalire a modelli ben più antichi, come nientemeno che una celebre Incatenatura di Villanelle del cantastorie cieco fiorentino Camillo detto il Bianchino edita a Verona nel 1629, che presenta legami comuni con la ballata lombarda Il Testamento dell’avvelenato; che a sua volta si riallaccia alla ballata inglese di Lord Randal diffusa in Europa e in America fin dal ‘600.

Forse proprio da una delle molteplici versioni dell’antica villanella, diffuse in tutta l’area centrale e nord-italiana e tramandatesi fino al primo novecento per tradizione orale, potrebbe essere derivata, dopo svariate modificazioni, la nostra suggestiva canta alpina, a testimonianza delle molteplici, complesse e misteriose relazioni che regnano nel sorprendente mondo della canzone popolare.

E Celestina in cameretta che ricama rose e fiori. E vien da basso o Celestina ch’è rivà il tuo primo amore. Dove sei stato mio bell’alpino che ti g’ha cambià colore. L’è stata l’aria dell’Ortigara che mi g’ha cambià colore.I tuoi colori ritorneranno questa sera a far l’amore.

Leggi anche: Canti Alpini 2.